Costituzione? Che Dio ci aiuti!

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Costituzione? Che Dio ci aiuti!

Messaggio #1 da serastrof » 28/05/2018, 13:20

Dalla Costituzione della Repubblica Italiana

Art. 90
Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni (1), tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione [89, 134; 283 c.p.] (2).
In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri (3).

Art. 91
Il Presidente della Repubblica, prima di assumere le sue funzioni, presta giuramento (1) di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione dinanzi al Parlamento in seduta comune (2).

Art. 92
Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri (1) (2).
Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri (3) e, su proposta di questo, i ministri (4).




La cronaca di queste ore sta fornendo – come minimo – una lezione di diritto costituzionale a tutto il popolo italiano (e forse anche ad altre nazioni).

Dal quadro inusitato di questi giorni emergono tutti i limiti della cd “democrazia politica parlamentare”, nonché quelli della stessa Costituzione della Repubblica.

Stando al testo della Carta, infatti, i Costituenti non hanno precisato nulla (non seppero, non vollero, non poterono?) circa le modalità con cui il Presidente della Repubblica deve individuare il nominativo del Presidente del Consiglio dei Ministri.
Soprattutto, non sono stati posti limiti a tale nomina, e nemmeno divieti alle prassi politico-partitiche fin qui seguite.
Ciò può comportare, allora, che tale “libertà di nomina” conferisca al Presidente – di fatto dunque di Diritto fino a che non è negato formalmente - un potere molto superiore rispetto a quanto finora sia stato manifestato (o sia stato lasciato apparire) dalla prassi storico-co/i/stituzionale.

L’Italia sarebbe in realtà (molto più di quanto finora teorizzato), una Repubblica di tipo più o meno presidenziale, anziché quella cosiddetta “parlamentare” come finora è stata sempre concepita, auspicata e praticata, a volte combattuta ma comunque considerata tale.


Sta di fatto che il travaglio di questi giorni è molto più “politico” ed ideologico, che istituzionale/costituzionale. E’ molto pratico, concreto e terra terra: chi decide cosa. E perché si dovrebbe accettare lo statu quo del Potere, nelle forme e nei modi come esso ha deciso di autodeterminarsi? Su quali basi, per quale contratto sociale, per ricavarne cosa? E soprattutto: chi ne deve ricavare, e chi effettivamente ne ricaverà?


Ciò, purtroppo, rischia di prestarsi facilmente ad ogni tipo di considerazione, illuminata o barbarica che sia.
Ad esempio, alla luce degli eventi di queste ore, un qualsiasi cittadino potrà domandarsi: “perché al Presidente non dovrebbe piacere un nominativo proposto da buona parte delle rappresentanze parlamentari “legittimamente” elette (nel bene e nel male)?
Oppure: “Se sceglie lui, a che serve votare una lista od un candidato?” Ed altri interrogativi del genere, a cascata, arrivando perfino a poter affermare: “Se risulta opportuno/necessario nominare questa o quella persona anche in base a considerazioni di eteronomia extra e sovranazionali, vuol dire che non possediamo (più) alcuna “indipendenza” né “autodeterminazione”?

Una volta le forze politiche socialcomunistiche e/o quelle nazionaliste antiamericane dicevano che eravamo sudditi d’una provincia d’un impero d’oltreoceano.
Ora la Voce del Padrone avrebbe cambiato domicilio? Siamo in grado di (ri)conoscere davvero tale “domicilio”?

Quella che si è aperta, potrebbe perfino esser scambiata con una fase cd “pre-rivoluzionaria”: uan di quelle fasi della vita d'una nazione, d'una società, in cui le definizioni accademiche e le regole di principio sono abbandonate, scavalcate o forzate a proprio piacimento, in base all’opportunità del momento e soprattutto in base ai reali rapporti di forza economico-finanziari fra le classi sociali.

Ad esempio, la Difesa del Risparmio (che ciascuno dovrebbe conoscere molto da vicino) è stato invocato – invero da ambo le parti - come dovere supremo a cui fare riferimento quando da almeno trent’anni a questa parte è stato continuamente rapinato, svilito, svuotato di interesse (materiale e morale) e trasformato in giungla di caccia a disposizione d’ogni genere di corsaro, con la pianificazione strategica ed il beneplacet d’ogni classe dominante che abbia sin qui dominato, sia locale che internazionale, in quanto unico vero serbatoio – assieme alla forza lavoro di subalterni, giovani ed immigrati - a cui attingere a piene mani.

Se fossimo in un altro Paese, in un altro contesto socioeconomico, forse sarebbe un’epoca di vere rivoluzioni: culturali, civili, democratiche, nonviolente.
Ma siamo “ Italia fatta” (italiani chissà), e pertanto siamo alle solite, il popolo sempre bove ma anche sempre pronto a svelarsi demoniaco nei confronti del suo prossimo più debole, aspetterà un “nuovo” cilindro da cui tirar fuori un ennesimo classico uovo di colombo. E soprattutto un prevedibile deus ex machina ghe pensi mi.

Che Dio ci aiuti
Guardare all'Infinito, agire nel Finito
Alzare la testa, allargare il pensiero
serastrof@yahoo.it per un'astrofilia popolare e di massa

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