Covid-19 e correlazioni con la luce solare

Inquinamento Luminoso, cos'é, effetti collaterali e non, come si combatte

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Covid-19 e correlazioni con la luce solare

#1

Messaggio da serastrof »

la pandemia scatenata dal Sars-Cov2 ha posto in luce una correlazione molto significativa fra irradiazione solare e diffusione del virus.
https://www.media.inaf.it/2020/06/15/ai ... ars-cov-2/

In sostanza tutto ruota intorno al già noto potere germigida/virucida delle radiazioni UV-C.

https://www.media.inaf.it/2020/06/15/uv-vs-covid19/

https://www.media.inaf.it/2020/06/15/la ... ars-cov-2/

Spettro UV-C.jpg
Spettro UV-C.jpg (9.92 KiB) Visto 553 volte

In sostanza, il picco del potere germicida degli UV-C si ha esattamente a 265nm: https://it.wikipedia.org/wiki/Radiazion ... _germicida

Spettro UV-C.jpg
Spettro UV-C.jpg (9.92 KiB) Visto 553 volte

Va precisato che gli studi menzionati, non riguardano l’azione sul coronavirus della luce del Sole che arriva sulla Terra. È vero che il Sole emette radiazioni anche a 254nm, ma queste non arrivano fino a noi perché vengono bloccate dall’atmosfera, in particolare dalla fascia d’ozono stratosferico.

Si pone allora la domanda se l'utilizzo quotidiano di lampade sterlizzanti possa aiutarci nella lotta alla diffusione del virus.
La risposta non può che essere: "SI", poichè numerosi studi hanno dimostrato la persistenza del virus nell'ambiente domestico, nei luoghi di lavoro, etc.
Senza contare che il Sars-Cov2 può restare a lungo depositato su superfici, oggetti, etc... anche se il rischio d'infezione da contatto, nel caso del sars-Cov2 risulta estremanente residuale: è un virus respiratorio, ovvero che predilige replicarsi nei tessuti polmonari.

https://www.trovanorme.salute.gov.it/no ... serie=null

Inoltre abbattere la carica batterica "comune" presente in ambiente offre meno appigli all'attecchire di stati perniciosi concomitatnti di cui in genere "approfitta" ogni virus.


In commercio esistono molte lampade UV-C, tipicamente a bassa pressione 38w che associano anche un ozonizzatore, per potenziare l'effetto germicida degli UV-C.

Iinfatti i fascio di radiazione emessa da una lamapada UV-C, può essere schermata da oggetti, come mobilio e suppellettili, che riducono fortemente il potere di sterilizzazione di un ambiente. Allora, laddove non arriva il fascio di radiofrequenza "luminosa", può più facilmente arrivare un gas, che diffondendosi e spargendosi come l' "aria", dovrebbe arrivare molto più facilmemte all'agognato "dappertutto".

L'ozono, appunto, le cui proprietà ossidative delle membrane cellualari (quindi germicide) sono anch'esse note: l'ozono essendo O3, ha un legame instabile, per cui O3 risulta volatile, ovvero la molecola tende immediatamente a scomporsi inb O2 ed O ionico; ovverossia si ha liberazione di ossigeno nascente, (come nell'acqua ossigenata -perossido d'idrogeno), il quale in pratica cerca di legarsi ad una nuova valenza il più presto possobile. Nel farlo, "brucia" le membrane plasmatiche, senza possibiità per quest'ultime di riformarsi prima della fuoriuscita del citosoma.

Ciò nonostante, attenzione alle bufale. Verificate che la lampada rispetti la norma europa UN62471:

http://www.salute.gov.it/portale/news/p ... ro&id=4964

Ma se anche il potere di tali lampade apparisse insoddisfacente, potranno esser usate per la disinfezione delle mascherina:
https://www.adhocnews.it/mascherine-ter ... i-batteri/
https://www.adnkronos.com/fatti/cronaca ... refresh_ce


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Re: Covid-19 e correlazioni con la luce solare

#2

Messaggio da serastrof »

Ciao, buongiorno.
Ma a proposito, tutti bene, fra voi? Spero tutti ottimamente. (Non esiste solo SarsCov-2, purtroppo, nella ns vita caduca...)


La situazione, secondo me, necessita di maggiore multidisciplinarietà, non si deve lasciare la lotta alla Covid19 solo alle discipline prettamente biomediche.


Ad esempio, da astrofilo, ritengo che sia stato sottovalutato il nesso stagionale.
Gli "assembramenti" sono stati massicci nella scorsa estate, eppure il contagio è sceso al minimo.

spi2.jpg
spi2.jpg (121.52 KiB) Visto 481 volte


Poi, improvvisamente, sembra esser tutto cambiato.
Significativa, al riguardo, la "battuta satirica" che gira su w.a., escogitata dai soliti "webcreativi": "ce l'avevamo quasi fatta".

ce l'avevamo quasi fatta.jpg
ce l'avevamo quasi fatta.jpg (26.43 KiB) Visto 481 volte


Al di là delle battute triviali, oggettivamente, almeno qui in Italia, fino a due settimane fa spiagge affollatissime, sudore e bagni di sole (anche senza stare in costume, anche solo muovendoci in città).

Tra l'altro, ennesimo record negativo a favore del "climate change".
I climatologi confermano: il settembre più caldo, da record, da che si misura.



Cos'è cambiato?

La riapertura delle scuole
Eppure non sembra aver inciso più di tanto. La ripresa dei contatti fra i banchi di scuola (distanziati formalmente e giuridicamente. In pratica?), la misurazione della temperatura a casa ogni mattina (dimostratemi chi l'ha mai fatto), qualche flacone di gel disinfettante in più, avrebbero salvato milioni di ragazze e ragazzi dallo sbaciucchiarsi amorevolmente, strusciarsi felini, strofinarsi da ricci, darsi la mano, abbracciarsi, salutarsi felicemente come solo i giovani sanno incontenibilmente fare, dopo esser stati in autobus, auto, motorini, scuolabus, case, più disparati e frequentati?

I ragazzi, i giovani, dal nido all'università, tutt'ora sono in gran parte "salvi", nonstante continuino a sciamare con totale leggerezza tipica giovanile, h24, irrefrenabili ed inguaribili "irresponsabili", in ogni parco, strada e locale del BelPaese.

Tutti "portatori sani", positivi inconsapevoli perché non tamponati?
Riprova che il "virus" non esiste, non sarebbe poi così grave, un'influenza un po' più forte, una malattia curabilissima come un'altra, una montatura globale di Gates e Bannon per soggiogare i popoli ed "abolire" le democrazie parlamentari, come sempre più frequentemente cosidetti "populisti" e/o negazionisti" vanno affermando?


In sostanza, il dato oggettivo ha mostrato un radicale calo d'età nei contagi durante la "buona stagione", che ora si sta rialzando, https://www.repubblica.it/cronaca/2020/ ... 267756995/


Ma a ben veder, i numeri (fortunamente) rimangono ancora globalmente risibili, a confronto col totale popolazione.

Non è cinismo: conosco, e sto aiutando di persona, famiglie a me care e vicine, di amici e colleghi, che stanno soffrendo forte. I figli si sono infettati a scuola, ed a catena hanno appestato l'intero nucleo, compresi nonni o suoceri dove sono stati classicamente a pranzo appena usciti da scuola (prima di scoprirsi ammalati).
Collima, con la vostra esperienza spicciola?


Eppure, se dobbiamo responsabilmente pensare in termini di popolazione, di gestione generale della cosa pubblica, del dimensionamento dei servizi sanitari e delle misure di prevenzione sociale, il dato rimane assolultamente non preoccupante: i positivi sul totale tamponi effettuati sono sempre - grazie al cielo (e forse proprio grazie a lui, come si riflette più avanti) ancora in termini di unità virgola, non decine di percentuali.




Allora? Cos'è cambiato in meno di due settimane, al punto d'esser tornati al futuro d'una dimensione nuova e del tutto inesplorata?

"DPI" e "presidi medicopreventivi" aumentati?
(Sì, ma non per questo hanno aumentato la propria singola efficacia d'azione caratteristica).


Mutazioni del virus?
Non dimostrate/pervenute.


Aumentato numero dei tamponi?
(Sono validati? No, pare esistano almeno 78 metodiche differenti di rilevazione, e nessuno di questi protocolli sarebbe ancorta stato stabilizzato dall'OMS o dalla comunità scientifica internazionale. Vedi al riguardo - ad esempio - le annotazioni del candidato al Nobel per la medicina 2018, il nutriterapista Stefano Scoglio).
Quindi avrebbero un'attendibilità non pacifica ed acclarata, al punto che più d'un medico di base ha almeno un paziente con sintomi di polmonite bilaterale e talvolta versamento pleurico, risultato però negativo ai tamponi e positivo al successivo sierologico (quest'ultimo considerato meno preciso dei tamponi, ma largamente valorizzato per via della velocità di risposta, praticità, economicità).


caos tamponi.jpg
caos tamponi.jpg (59.49 KiB) Visto 481 volte



Allora? Cos'è cambiato in meno di due settimane?
I locali pubblici, siti turistici ed i mezzi di trasporto forse più pieni prima che ora. Ma il contagio, indiscutibilmente, rialza la testa: corsie degli ospedali di nuovo intasate, centri Covid presi d'assalto, terapie intensive sotto allerta, dopo la relativa calma estiva.

https://www.adnkronos.com/fatti/cronaca ... 0W5SL.html


Allora? Cos'è cambiato, in meno di due setimane?
Quale appare risultare elemento veramente diverso, globale, inesorabilmente efficace a livello macrosociale, operativo dappertutto e su tutto e tutti, tale da giustificare con ottima probabilità il repentino mutare dello scenario infettivologico in pochi giorni?

Il clima, la stagione improvvisamente precipitata, come c'era da aspettarselo. Fra alluvioni, allagamenti, esondazioni, dissesti e crolli, il ricordo dell'estate è sparito in un attimo.

Eventi estremi si stanno incollanando uno dietro l'altro in un'interminabile fila di perle indesiderabili, e s'assommano al ritorno della paura del contagio, dell'ansia da infezione, dell'irrisolvibile dilemma sulle impossibili contromisure.

Cosa può esser cambiato, di così attivamente implacabile verso ogni sforzo di contenimento umanamente apprezzabile, che abbia tale potere d'influire senz'apparente rimedio, nella cronologia pandemica quotidiana, nel terribile conto giornaliero delle sofferenze, del dolore, dei morti?

Posso sommessamente avanzare l'ipotesi che qualche peso - last, but not least - possa averlo davvero l'umidità dell'aria, le ore d'insolazione, l'altezza del Sole, l'intensità dell'irradiazione solare, la temperattura media, la ventilazione, etc...?
Nel mondo, laddove ora è stagione assolata, nuovamente si registra, oppure no, scarsa recrudescenda pandemica?

E' un'ovvietà, come il raffreddore d'inverno. Però...


Finora, la correlazione tra fattore irraggiamento solare/pandemia COVID-19 è stata considerata legata quasi esclusivamente all'apporto dal cielo di raggi UV-C, notoriamente ad alto potere biocida.

Ma la fascia d'ozono stratosferico in realtà filtra la stragrande maggioranza delle emissioni solari nocive, per cui l'arrivo al suolo di UV-C è residuale; sic stantibus rebus, se dovessimo ringraziare solo gli UV-C che piovono dal cielo, avendo da sempre la nostra stella rischiarato i giorni (come continuerà presumibilmente a fare ancora abbastanza a lungo), nessun patogeno biologico, batterio o virus, sarebbe resistito finora né sarebbe mai esistito.

Dunque occorre prendere in considerazione altre componenti dell'irradiazione solare.

Come è stato già osservato in numerosi altri studi che dò per assiomatici (ex multis: https://www.epicentro.iss.it/uv/), la componente di luce solare, irradiata nella banda degli UV, che differisce nelle stagioni è sostanzialmente formata dalle componenti "buone" A e B, le cui proprietà benefiche sono già note per entrambi: stimolazione della produzione di vitamina D (calcio nelle ossa, resistenza ai patogeni, prevenzione osteoporosi, etc...), della serotonina (tono dell'umore ed altro), della melanina (dermoprotezione e rinnovazione delle cellule epiteliali, insomma abbronzatura e pelle elastica e tonica, etc...).

Ciò che invece finora è sermpre stato molto meno sondato e valutato, è il contributo apportato dal resto delle frequenze del visibile: i picchi dell'rraggiamento solare, in ogni stagione, per fatto caratteristico della nostra stella, si hanno sulle frequenze tipiche del centrobanda del visibile, il gialloverde, 570nm +/-30.

Solar_spectrum_it.svg.png
Solar_spectrum_it.svg.png (75.9 KiB) Visto 481 volte


L'intensità e la durata dell'insolazione, nell'emisfero boreale, cala nettamente per queste frequenze dalla seconda metà di settembre fino all'aprile inoltrato (ovvietà lapalissiana, non necessitante di prove o misure).

Nelle stesse medie stagionali, abbiamo assistito all'esplosione replicativa del SarsCov2, al suo decrescere, ad una sua nuova recrudescenza. Una tipica caratteristica di ciclicità di questo e molti altri virus: tutte le patologie respiratorie, da sempre mostrano fasi alterne ad andamento meteostagionale, a bassa ed alta morbilità.

E' già noto, senza necessità di riportarlo ora, come l'intensità dell'irradiazione solare, nella bassa stagione, s'appiattisca sensibilmente, in particolare sulle frequenze centrali della gamma, a favore delle frequenze periferiche dello spettro del visibile.

In sostanza (ed è anche facile esperienza sensoriale comune) l'intensità dell'emissione - nella cd "cattiva stagione" si spalma e si rafforza più verso il bluviola-UV, da una parte e verso il rosso e l'IR, dall'altra.

Ciò, intuitivamente, in conseguenza della mutata posizione/distanza della Terra dalla ns. stella: i raggi arrivano più "bassi", ovvero più inclinati, con angolazione minore, dunque attraversano uno strato maggiore di atmosfera (ed anche della fascia d'ozono stratosferico) che esercita in sostanza un maggior filtro principalmente sul picco di gamma, con un effetto "passabasso" e "passaalto", tipico dell'assorbimento di radiazione da parte degli elementi che compongono l'atmosfera medesima. A ciò, s'aggiungano sia polveri e particolati vari per via degli inquinanti dell'aria al suolo, sia la mirìade d'altre sostanze-gas dispersi dalle specie viventi sul pianeta.

Insolation.png
Insolation.png (17.76 KiB) Visto 481 volte


Allo stato attuale delle conoscenze, occorre qundi, a mio giudizio, sviluppare ulteriore ricerca in tal senso, verificando se eventuali opportune dosi di luce giallosolare possano comportare minore morbilità, oppure se soprattutto una compensazione filtrata passabanda sugli estremi di gamma possa apportare benefici " terapeutici " a livello di gestione globale di popolazione, circa la reattività individuale di risposta anticorpale.


La cromoterapia, ad esempio, ha già fatto propri questi principi di "autoriparazione". Finora essa è rimasta confinata nei tentativi poco più che palliativi, tesi a favorire una guarigione spontanea dalla patologia, mediante un'azione/effetto per lo più psicolenitivo di sostegno.
Ma non mancano le prove dei suoi numerosi riflessi positivi somatorganici, i cui meccanimsi sono stati finora poco o nulla approfonditi, benchè non spiegabili solo con l'effetto psicoterapeutico o con l'assorbimento diretto della radiazione incidente.

In tale pratiche "fisio-bio-medicali", le frequenze e le energie applicate, infatti, sono state estremamente limitate, sia come dose/tempo di assorbimento che come area trattata.


Conclusivamente; va effettuata a mio giudizio una riflessione sperimentale, od almeno un minimo d'ulteriore approfondimento, circa eventuali effetti clinici dei CEM "luce", con ri-produzione in vitro ed in vivo di tutte le più favorevoli condizioni della cd "stagione buona", applicata alla diffusività delle molecole virali.
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Covid-19 e correlazioni con la luce solare

#3

Messaggio da serastrof »

Di nuovo buongiorno a tutti.

Proseguo nella mia riflessione sulle possibili correlazioni fra la luce solare e l'andamento dell'epidemia da SarsCov-2 (COronaVIrusDiseases2019)

Il sito/datarepository:

https://flo.uri.sh/visualisation/3303315/embed

rende disponibile un grafico interattivo molto interessante (fonte dichiarata: Ministero della Salute), che mette in correlazione il numero di totale tamponi effettuati in dato giorno, a confronto col numero di soggetti quotidianamente risultati positivi al test (solo nuovi casi di positività).

Dal grafico, appare evidente ciò che - almeno qui in Italia - tutti abbiamo sperimentato nella vita quotidiana: la curva dei nuovi contagiati ha raggiunto i minimi storici durante il massimo fulgore della buona stagione, a giugno-luglio 2020 (tanto sole, tanta luce giallochiaro, tanto caldo, tanto tepore nei polmoni e sulla pelle, aria libera, pochi vestiti sul corpo, tanta evaporazione, tanto sudore...).


Questo lo screenshot del 09/10/2020 ore 11:41 locali, che riporta i dati dal 25 febbraio al 08 ottobre 2020:

Screenshot_2020-10-09 FUNZIA csv of 08 Tamponi.png
Screenshot_2020-10-09 FUNZIA csv of 08 Tamponi.png (104.68 KiB) Visto 410 volte


In sostanza, ovvietà fra le ovvietà, è evidente che nulla sia più efficace, fra le misure di contrasto alla circolazione del virus, quanto le condizioni meteoclimatiche prodotte dalla "buona stagione".


Per fermare il virus, dovremmo costruirci un'estate permanente?
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Stefano De C.
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Re: Covid-19 e correlazioni con la luce solare

#4

Messaggio da Stefano De C. »

Come con l'influenza stagionale, lo stare di più fuori e naturalmente più distanziati, ha aiutato, ma non è l'unico fattore, dato che sono pesantemente colpiti molti paesi tropicali (come il Brasile centrale, Ecuador, ecc.).
Se si sta ammassati per molte ore, il covid colpisce tranquillamente anche in estate

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Re: Covid-19 e correlazioni con la luce solare

#5

Messaggio da serastrof »

Il "VIROLOGY JOURNAL" ha pubblicato pochi giorni fa una ricerca - svolta dalla CSIRO (Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation), l'attendibile Agenzia ufficiale australiana per la Ricerca Scientifica - tesa a verificare quanto tempo il Sars-Cov2 può restare "vivo" su stoffe, plastiche oggetti della vita quotidiana, smartphones e banconote.

https://virologyj.biomedcentral.com/art ... 20-01418-7

In rete lo troverete facilmente dappertutto; https://it.notizie.yahoo.com/coronaviru ... 12155.html

La notizia principale che è stata fatta circolare, scalporosa, è che il sARS-cOV2 resiste di più su superfici lisce, dure e polimeriche, piuttosto che su quelle porose, morbide ed irregolari: in particolare è stato reperito ancora "vivo" e vegeto, cioè attivo, capace di attaccarsi all'ospite per replicarsi in lui (però i virus non sono "esseri viventi" come i microbi od i batteri, sono molecole aggregate senza una struttura cellualare) addirittura sul display d'uno smartphone e sulle banconote, 28 giorni dopo esservi stato depositato sopra.

Ciò, a condizioni di temperatura ed umidità "normali" nella vita quotidiana: 20° e 50% ur.


In estrema sintesi, l'esperimento era volto a verificare l'azione della temperatura sul virus: a 30°, e soprattutto a 40° il Sars-Cov2 ha resistito molto meno che a "room conditions" : soltanto 3-4 giorni, ed a seconda dei materiali, 3-4 ore.

Trovate tutti i particolari in rete. Qui m'interessa evidenziare solo due aspetti:


1) i test sono stati effettuati al buio, perchè la luce solare diretta inattiva rapidamente il virus

"SARS-CoV-2 has been shown to be rapidly inactivated under simulated sunlight [30, 31]. To remove any potential decay by light sources, inoculated coupons were held in the dark for the duration of the experiment."


La luce, ed in particolare quella solare diretta, è stata esclusa deliberatamente, perchè diversamente non avrebbe lasciato "sopravvivere" abbastanza a lungo i campioni di virus utilizzati per svolgere il test!

Si noti altresì che non si fa alcun riferimento alla componente irradiativa UV-C, ma solamente ad una "simulated sunlight", ovvero a delle sorgenti luminose che emettono in tutta la banda del visibile, forse anche con componenti a frequenza UV (più facilmente A piuttosto che B), ma sicuramente non UV-C;

le cui sorgenti artificiali sono specifiche e mirate sulla lunghezza d'onda dei 254nm.


[30]...simulated sunlight representative of the summer solstice at 40 N latitude at sea level on a clear day …





2) L'infettività del virus è inversamente proporzionale alla temperatura

"At 40 °C, virus recovery was significantly reduced compared to both 20 °C and 30 °C experiments. Infectious SARS-CoV-2 was not recovered past 24 h for cotton cloth and 48 h for all remaining surfaces tested."


"Temperature and humidity are both critical factors in viral survivability with an increase in either being detrimental to virus survival"


resilienza virus alla temperatura su superfici di materie comuni.JPG
resilienza virus alla temperatura su superfici di materie comuni.JPG (100.04 KiB) Visto 349 volte
(Riddell, S., Goldie, S., Hill, A. et al. The effect of temperature on persistence of SARS-CoV-2 on common surfaces. Virol J 17, 145 (2020). https://doi.org/10.1186/s12985-020-01418-7)


In sostanza, osservo che temperatura e luce sono due elementi massimamente presenti nella buona stagione (quando in tutte le nazioni si è registrato il minimo di circolazione virale), e che entrambe, a livello generale di popolazione, e di distribuzione territoriale globale, insomma sull'intero pianeta, sono d'originaria ed esclusiva genesi solare.

INTERROGATIVI DA SVILUPPARE:
In base a queste (ed altre evidenze), è lecito domandarsi se da un'eventuale associazione sperimentale di forte luce solare naturale e calore naturale (ovvero condizioni climatiche "estive") possa esser plausibile attendersi una drastica riduzione del potere infettivo del Sars-Cov2, così come si è verificato e si sta verifcando praticamente in tutte le nazioni colpite, durante la rispettiva "buona stagione"?

E' ipotizzabile su scala clinica una sorta di "Light & Warm Therapy"[/i] con cui ridurre drasticamente la trasmisisone dell'infezione fra le persone, consentendole così di "assembrarsi" nuovamente e radunarsi liberamente, in gruppi, moltitudini, folle, masse ?

Dai luoghi di lavoro (uffici, fabbriche, ospedali) alle scuole, alle lezioni univesitarie, alla ristorazione collettiva, al trasporto pubblico su gomma, acqua ferro ed avio, ai musei, concerti, convegni e conferenze, teatri, crociere, eventi sportivi di massa e collettivi in genere, l'intera collettività potrebbe tornare quasi "come eravamo prima" in pochissimo tempo, vivendo e lavorando immersi nel tepore e rischiarati da piena luce...

Se risultasse tecnologicamente e praticamente fattibile, quali ricadute sulla vita sociale ed economica? Sul benessere, sul tono dell'umore, sulla felicità delle persone?
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Re: Covid-19 e correlazioni con la luce solare

#6

Messaggio da Ciaodamita »

Molto interessante :D

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Re: Covid-19 e correlazioni con la luce solare

#7

Messaggio da serastrof »

Grazie.

Purtroppo, le cronache quotidiane, anche internazionali, sembrerebbero assentire a questa riflessione.

Tra l'altro, non dovrebbe esser difficile farne una traduzione sperimentale.

Assicurare "light&warm room conditions" è una regola d'igiene elementare, direi un diritto fondamentale della persona umana.

Migliora il tono dell'umore, previene un sacco di malattie, fa crescere (più) sani.

Insomma sono concetti ovvi, e la realtà dei giorni attuali fa venire facile il raffronto con le settimane estive da poco trascorse.


Perché allora (qualche giorno fa!!!) "stavamo bene"? Come mai ci sembrava quasi tutto tornato alla normalità? Perché non c'era necessità di mascherine permanenti, né di limitazioni d'orario o peggio di restrizioni e blocchi delle attività umane?


La riduzione dell'infettività durante l'estate, visibilmente, non è stata il risultato delle misure di conteminento messe in atto dalle Autorità, poichè esse sono state tutto sommato minimali e scarsamente praticate/impraticabili nella realtà dei fatti, come la quotidiana esperienza di ciascuno di noi avrà già constatato.
E soprattutto: qualsiasi corretto comportamento umano d'igiene preventiva, può mai ritenersi talmente efficace da contenere effettivamente un fenomeno così diffuso, insidioso, invisibilmente onnipresente come una "pandemia"?


Ma allora, qual'è quel fattore che è stato in grado d'intervenire in quattro e quattr'otto in nostro favore, e perfino malgrado qualsiasi nostro sforzo?
Quale mai potrà esser stata quell'energia, quella forza (spontanea e non richiesta) che lo ha saputo fare in maniera così profonda, radicale, diffusa, massiccia, dappertutto, sopra tutto e tutti e nonostante tutto e tutti?


Quale può esser stato quel fattore così potente, ubiquitario ed onnipresente, che è stato in grado di spazzar via il virus praticamente in ogni angolo del mondo in poche settimane, in pochi giorni? Che ha agito da solo, senza che nessuno glielo avesse chiesto?
Ed addirittura al contrario, senza che alcuno potesse impedirgli d'esplicare i suoi effetti?


Quale unico fattore è cambiato così repentinamente in pochi giorni, ed a partire da momenti storici ben precisi come giorni e settimane, ben confrontabili su di un comune calendario con le date in cui si è verificata la ripresa dell'incremento del numero dei contagiati?


E' legittimo o no, a questo punto, avanzare l'ipotesi che possa sussistere una relazione non generica ed indeterminata, ma molto specifica, legata esattamente a precise componenti, quantificabile e quantificata, fra il repentino resuscitare del contagio, e la riduzione dell'irraggiamento solare (e di tutta l'energia annessa e connessa che la nostra stella ci trasmette h24, nonchè dei processi che crea ed attiva, le trasformazioni biochimiche e d'ogn'altro tipo che induce, su tutta la Terra e su tutte le specie viventi), causata dal naturale modificarsi ciclico delle stagioni?


A fronte del potere dei forzanti naturali, qualsiasi sforzo umano sarà sempre ben poca cosa. Qualsiasi misura d'igiene sociale preventiva, sebbene fondatamente efficace, si rivelerà e si sta rivelando un inutile dispendio di risorse, di ricchezze, di capacità, uno sforzo titanico che partorirà solo e sempre piccoli topolini.

I dati dell'evoluzione quotidiana della pandemia sembrano confermarlo.


Per limitare la diffusione del contagio occorre ricreare condizioni socioambientali "estive".

.
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Re: Covid-19 e correlazioni con la luce solare

#8

Messaggio da serastrof »

Di nuovo ciao a tutti.

Proseguo la riflessione, poichè continuo a pensare che sia compito anche degli astrofili e di chiunque "pratichi", per passione o per professione, con la "Luce che viene dall'Alto", assumersi la responsabilità d'analizzare ed interpretare quanto sta avvenendo sul Pianeta, a causa della pandemia di Covid-19 da Sars-Cov2, al fine di fornire il proprio contributo, o quantomeno diffondere le conoscenze già acquisite da altri e/o altrove nella comunità scientifica mondiale.

Allo scopo, è ovviamente necessario restare nel proprio specifico, con riferimento ai fenomeni astronomici.

Più in particolare, all'osservazione dei fenomeni legati alle emissione di luce da parte dei corpi celesti, ed ancor più esattamente alle emissioni di campi elettromagnetici (e/o di particelle) nella banda di frequenze dello spettro emesso dalla nostra, di stella: il Sole.


In un precedente intervento, ho riferito d'una ricerca pubblicata su

"Virolgy Journal" circa la persistenza dell'infettività di virioni campione sulle superfici comuni a varie temperature,

da cui è risultato che il Sars-Cov2 a 20° resiste sulle superfici lisce e dure (come ad esempio smartphones e banconote) anche per 28 giorni!!

Ma anche, con tale ricerca viene dimostrato che aumentando la temperatura a 30° ed anche fino a 40° la persistenza dell'infettivitá dei virioni s'abbatte a pochi giorni e poche ore (a seconda delle superfici e dei materiali).

Nell'ambito di tale ricerca, i fomiti usati per eseguire il test sono stati tenuti al buio per "evitare il decadimento" del potere infetivo del virus.

Infatti è stato specificato che la luce in genere, e specificamente quella solare, ha il potere d'inattivare i virus. Tale affermazione è stata suffragata mediante il riferimento ad altri studi (note 30 e 31).

Ecco quindi che ritengo opportuno evidenziare alla Vs. attenzione anche queste ulteriori ricerche.


Il primo dei due riferimenti è il seguente lavoro:

"Simulated Sunlight Rapidly Inactivates SARS-CoV-2 on Surfaces"



La seconda, eccola:

Airborne SARS-CoV-2 Is Rapidly Inactivated by Simulated Sunlight


L'interessante che mi preme sottolineare qui, è che entrambe le ricerche convergono sulla medesima conclusione: l'attività della luce solare contro il virus.


"sunlight may rapidly inactivate SARS-CoV-2 on surfaces, suggesting that persistence, and subsequently exposure risk, may vary significantly between indoor and outdoor environments. Additionally, these data indicate that natural sunlight may be effective as a disinfectant for contaminated nonporous materials.

"the potential for aerosol transmission of SARS-CoV-2 may be dependent on environmental conditions, particularly sunlight. These data may be useful to inform mitigation strategies to minimize the potential for aerosol transmission."



Non mi è possibile allegare le due opere complete, per motivi di dimensione del file. Che però potete scaricare direttamente dal sito che le ha pubblicate.

Allego comunque la già citata ricerca della CSIRO sugli effetti della temperatura sui fomiti infettati da Sars-Cov2, ma mantenuti appositamente al buio.



Spero esser riuscito nell'intento d'apportare un valido contributo su quest'apetto del fenomeno "pandemia", e grazie dell'attenzione.
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Stefano De C.
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Re: Covid-19 e correlazioni con la luce solare

#9

Messaggio da Stefano De C. »

Non sono d'accordo sulla semplicistica correlazione caldo=meno infettività, nei paesi tropicali non avrebbe dovuto diffondersi, invece a Manaus e in altre città brasiliane, è stato peggio che a Bergamo, anche in India il virus dilaga tuttora e non fa certo freddo.
Singapore ha un clima equatoriale eppure ha avuto un'ondata abbastanza consistente gli scorsi mesi primaverili, aggiungiamo pure Ecuador, dove in alcune città l'epidemia è stata devastante.
La radiazione solare è uno dei fattori che influenza, ma influisce di più un'alta densità abitativa (se il posto è sovraffollato)

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Re: Covid-19 e correlazioni con la luce solare

#10

Messaggio da serastrof »

Ok, grazie per l'osservazione, acuta ed in via generale perfettamente fondata.

Comunque non ho mai parlato solo di "caldo", ma particolarmente dell'azione specifica della luce solare nella sua interezza (che comporta anche e principalmente il caldo, ma non solo!).


E' assiomatico che la trasmissione avvenga da uomo a uomo tramite le famigerate "droplets", e quindi più contatti ci sono fra le persone più contagi si creano, il virus fa il suo mestiere: luoghi più affollati, territori a densità abitativa elevata, facilità degli scambi e dei contatti comportano un maggior rischio ed una maggiore diffusività.


Quello su cui sto riflettendo, invece, nel tentativo d'offrire un ulteriore spunto d'analisi, nella speranza di contribuire a conoscere meglio il fenomeno pandemico, è che NELL'AMBITO DELLA MEDESIMA COMUNITA' NAZIONALE, a parità di sistemi sanitari, di capacità sociale di risposta all'emergenza, di misure di prevenzione e contenimento messe in atto, IN TUTTE LE NAZIONI, la diffusione dell'epidemia monstra un tipico andamento stagionale, con i minimi uniformente registrati durante la rispettiva "stagione buona".


L'OMS (WHO, Wolrd Health Organization) pubblica dati aggiornati "ad horas" (nei limiti del possibile, ovviamente), circa l'evolversi della pandemia.

In particolare, qui : https://covid19.who.int/

sono consultabili le mappe della diffusione del contagio distinte per nazione (in caso di buoni livelli organizzativi complessivi delle strutture statali) oppure in territori macroregionali (qualora - ad es., siano ancora manchevoli le rilevazioni particolareggiate dei dati Relativi al contagio, per cui i dati disponibili vengono aggregaati per aree geografiche più vaste).

Ovviamente, le variabili in gioco sono tantissime: stato del sistema sanitario in ogni singolo paese, caratteristiche geomorfologiche del territorio (facilità o meno degli scambi), disponibilità economica dell'organizzazione statale, etc....

Ma se si osserva la situazione nazione per nazione, si può notare come vi sia una sostanziale specularità inversa fra nazioni boreali e quelle australi.

I minimi in entrambe i casi si osservano durante le rispettive "stagioni buone".

Ad esempio, in SudAfrica il picco massimo è stato registrato il 12 luglio 2020.


Da tale osservazione è necessario però escludere gli Stati Uniti, la cui curva del contagio non ha fatto altro che crescere, dal febbraio 2020 ad oggi.

Per tale fatto, gli Stati Uniti non sono attualmetne comparabili al resto delle altre nazioni, in quanto statisticamente assumono il carattere di vero e propro "outlier", cioè un valore anomalo, fuori scala, determinato da peculiarità sue proprie e totalmente diverse rispetto ai parametri comparativi comuni fissati per tutti gli altri insiemi da osservare.

Pertanto, gli Stati Uniti non possono costituire un campione attendibile, ai fini della ns. "riflessione" geofisica-meteoclimatica.

(Sappiamo che il Governo americano ha condotto - scientemente od incoscientemente, solo la Storia potrà dirlo - una politica di prevenzione sanitaria superficiale, episodica, approssimativa, ascientifica ed assolutamente "sui generis" - per tacer d'altro - che ha finito per garantire ottime chanches alla diffusione del virus a macchia d'olio, in tutti gli strati della propria popolazione).


Dall'alternanza stagionale sembrano fare eccezione I paesi della cd "zona torrida" del pianeta.

La spiegazione potrebbe essere proprio nella sostanziale costanza del clima nel corso dell'anno, ovvero nella scarsa variabilità del medesimo durante le differenti stagioni.

E' la fascia del pianeta dove l'insolazione non solo è massima, ma pressocchè uniforme nel corso dell'anno. Ciò, sia per angolo d'incidenza della luce solare (la meno inclinata del pianeta), sia per durata del dì (ore di luce e buio variano di poco nel corso dell'anno).

E' lecito dunque attendersi che a costanza di clima si verifichi una costanza d'infezione: se il virus è riuscito a circolare ed ad attecchire fra gli individui "ospiti" di tali regioni climatiche nonostante l'azione inattivante della luce solare (già acclarata in epoca pre-covid), probabilmente ciò sta avvenendo con livelli "soprasogliari" rispetto all'azione sterilizzante solore medesima.

In altre parole: le stesse nazioni (o macroaregioni) della zona torrida, se trasportate in fascia più esterna, probabilmente avrebbero ragggiunto performances ancor più drammatiche in termini di contagiati.


==============================


Tornando alle tre ricerche già citate (ma molte altre possono esser reperite in tal senso nel web specializzato), vorrei tornare a sottolineare che esse sono state specificatamente realizzate al fine di verificare il comportamento del Sars-Cov2 qualora esposto alla "simulated sunlight"


Nello studio di Ratnesar-Shumatem, Williams et alii, così viene descritta l'attrezzatura utilizzata per i test:

"..custom solar simulator (Sciencetech) consisting of a xenon arc lamp and a series of optical filters was used to illuminate the inside of the chamber with simulated sunlight (Figure 1) [14]. The light spectrum was designed to represent natural sunlight,..."


Come potete leggere dall'originale, i ricercatori proseguono a precisare l'importanza di associare alle frequenze del visbile (tra i 430 -rosso scuro- ed i 770 -violetto- THz) anche l'ultravioletto (sia UV-A che UV-B), mentre l'infrarosso (il calore), è stato escluso (dunque la variabile temperatura non è stata considerata necessaria ai fini del test. Anzi, i ricercatori si sono premurati anche di mantenere i campioni costantemente a temperatura ambiente, al fine d'escludere influenze spurie sui risultati).

In particolare, era già stato notato (https://www.sciencedirect.com/science/a ... 340400179X) che i soli UV-A non erano sufficienti ad inattivare i campioni di Sars-Cov2.

Ratnesar-Shumatem, Williams et alii hanno ritenuto quindi fondamentale integrare l'irraggiamento dei fomiti campioni, anche con il resto della gamma di frequenze della luce solare.


Circa il terzo esperimento citato, Michael Schuit, Shanna Ratnesar-Shumate et alii, Airborne SARS-CoV-2 Is Rapidly Inactivated by Simulated Sunlight,

"...the present study is the first to demonstrate that simulated sunlight, with UVA and UVB levels similar to natural sunlight, is also able to inactivate airborne coronaviruses....(omissis)...and suggests that sunlight may be an important factor influencing the risk of aerosol transmission of disease.."


Gli studi sul potere della luce solare nei confronti dei virus non nascono in epoca Covid, ma ne sono già stati effettuati numeosi altri in precedenza.

Ad esempio, a novembre 2019, quando Sars-Cov2 ancora era totalmente sconosciuto, Michael Schuit, Sierra Gardner et alii, hanno pubblicato

"The Influence of Simulated Sunlight on the Inactivation of Influenza Virus in Aerosols"

in cui si sostiene, fra l'altro:

"The present study assessed the decay of influenza virus in aerosols as a function of simulated sunlight level and RH at 20°C. Although other studies have reported on the impact of simulated and real sunlight on influenza decay in liquid aliquots or UVC light on influenza decay in aerosols [12, 15], data from the present study represent the first results addressing the influence of a light spectrum representative of natural sunlight on the decay of influenza virus in aerosols. Significant losses of infectivity were not observed in darkness [sottolineatura aggiunta] at either 20% or 70% RH. However, decay increased significantly with the addition of simulated sunlight at both RH levels tested. These results suggest that aerosol transmission of the virus is more likely to occur at night, indoors, or in other conditions of reduced sunlight intensity...."


solar simulator.jpeg
solar simulator.jpeg (21.07 KiB) Visto 177 volte
Lo spettro prodotto dal "solar simulator" utilizzato nella ricerca.


In conclusione, non intendo sostenere che la sola luce solare sia sufficiente ad evitare il contagio da Sars-Cov2, bensì che la luce solare, opportunamente riprodotta e resa tecnicamente disponibile in larga scala, è uno strumento già noto ed alla portata di tutti, quale efficace misura di contenimento della circolazione virale nelle società di massa.

Le Autorità Sanitarie, ed il Decisore Politico, tuttora si stanno limitando a curare i colpiti, a rincorrere i potenziali ammalati circolanti nella gran massa della popolazione, a limitare le attività umane che possono facilitare la diffusione del virus.

Occorrerebbe invece percorrere anche la strada della strumenti preventivi, ovvero di fattori scalabili su grandi numeri, in grado di ridurre e contenere sul nascere l'aggressione virale. Una sorta di abbattitore generalista dell'infettività dei patogeni, da diffondere globalmente a livello sociale.

Ancora di nuovo grazie per l'attenzione.
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Re: Covid-19 e correlazioni con la luce solare

#11

Messaggio da serastrof »

La diffusione d'un'infezione è un fenomeno sociale, di governance delle comunità umane, non soltanto sanitario in senso stretto.

Dunque la gravità d'un'epidemia è funzione proporzionale, o comunque correlata, di fattori ambientali, socioeconomici, meteoclimatici.ù

.
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Re: Covid-19 e correlazioni con la luce solare

#12

Messaggio da serastrof »

Sta sotto gli occhi di tutti, eppure nessuno sermbra accorgersene: qualsiasi misura di contenimento tu possa mettere in campo, sembra non funzionare. Arriva l'estate, t'assembri o non t'assembri, mascherina o senza, il virus ritorna quiescente. Va via l'estate.... (meno sole luce calore) e d'improvviso i contagi balzano nuovamente alle stelle, tornano mascherine h24, restrizioni delle attifvità umane e della libertà di muoversi, etc.... Ma il contagio non s'arresta, prosegue la sua crescita, le vittime aumentano e le strutture sanitarie vanno in tilt, l'incubo permane più di prima. Inverno primavera estate autunno = alto alto basso alto. Decresce l'irradiazione solare, cresce la curva del contagio. Cresce l'irradiazione solare, descresce la curva del contagio. E di nuovo come descresce il Sole. puntualmente ritorna a crescere la circolazione virale. Qualcosa dovrà pur significare, ed i vari cts, oms, etc... dovrebbero ragionarci di più!!!!
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Re: Covid-19 e correlazioni con la luce solare

#13

Messaggio da serastrof »

Ancora un elemento di dibattito sul carattere "stagionale" dei Coronavirus sp.

https://www.bbc.com/news/world-australia-54686812

In Australia, la Covid-19 finora si è diffusa principalmente nella regione di Melbourne, Stato di Victoria dove si sono verificati il 90% dei decessi di tutto il continente (peraltro in gran parte disabitato, la presenza umana si
concentra sulle coste sudorientale e sudoccidentale).

Il continente (appunto australe), vive in questi giorni una stagione invertita alla nostra: attualmente è il periodo mite corrispondente alla ns. primavera, e si va verso "l'estate", la stagione non necessariamente secca, ma comunque quella con i massimi d'insolazione.

Ebbene: anche da loro è stato dichiarato il lockdown, è durato ben 112 giorni, uno dei più lunghi al mondo, e si è appena concluso.

Da oggi libertà riconquistata, pur se con le solite doverose e comunque necessarie precauzioni.


Insomma: anche nell'immensa e salubre Australia, ogni qual volta arriva l' "estate", SarsCov-2 s'acqiueta, scende a livelli d'attenzione ma non più così socialmente rilevanti.


Non significa proprio nulla, tale costante comportamento virale?

È un fenomeno banale, non utilizzabile nella pratica clinica?


E soprattutto: non ha nessun valore ai fini delle "soluzioni di massa" , dei provvedimenti politicoamministrativi generali governati, quelli che colpisconopesantemente la libertà e l'economia?

Perché non si vuole vedere la realtà? Quale remora frena Governo ed Autorità costituite di tutti i colori e tutte le bandiere, tali da far preferire i pugni di ferro rovinosi distruttivi depauperanti

Quanto ci costa non usare il "potere dell'estate"
?
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